Pesca al via, la situazione nelle acque del Grigioni italiano

Manca una settimana all'inizio della stagione di pesca nei Grigioni. Tra Moesano, Valposchiavo e Bregaglia, la situazione dei corsi d'acqua appare eterogenea, tra criticità e segnali positivi. A livello cantonale da inizio anno sono entrate in vigore nuove direttive.
24.04.2026
6 min
Un uomo tiene un pesce appena pescato con le mani, mentre si trova vicino all'acqua. Indossa stivali di gomma e un abbigliamento caldo, circondato da
Al via il conto alla rovescia per l'inizio della pesca nel Canton Grigioni. Nelle acque delle vallate meridionali dei Grigioni la situazione si presenza eterogenea, sia a causa delle conseguenze di eventi naturali passati che di cantieri con ripercussioni sul livello dei bacini. (immagine simbolica).
© Keystone-ATS / Gian Ehrenzeller

Alla vigilia dell'apertura della stagione, la pesca nei Grigioni è segnata dall'entrata in vigore delle nuove prescrizioni per l’esercizio della pesca. La revisione cantonale mira a rafforzare la protezione della fauna ittica e a promuovere una gestione più sostenibile delle acque. Tra le modifiche figurano in particolare limitazioni all'uso delle esche naturali e adeguamenti delle disposizioni vigenti in materia di esercizio della pesca.

Uno sguardo allo stato di salute dei corsi d'acqua e dei bacini nelle vallate grigionitaliane.

Mesolcina, riali in ripresa dopo l'alluvione

Nel Moesano, la situazione dei corsi d'acqua e della fauna ittica presenta criticità, ma anche alcuni segnali positivi. Lo afferma Sacha Tamò, presidente della Società pesca Moesa e Calancasca, a Keystone-ATS.

Secondo Tamò, la fauna ittica continua a essere sotto pressione. Tra i fattori principali figurano i deflussi minimi, spesso non rispettati, e le conseguenze di pratiche adottate in passato, come l'immissione di pesci allevati in cattività, oggi ritenuta in parte un errore, perché ha portato a popolazioni meno adatte alla vita in ambiente naturale. A incidere è anche la predazione da parte di uccelli ittiofagi, tra cui gli smerghi.

Per quanto riguarda lo stato dei corsi d'acqua, la Moesa, la Calancasca e i riali laterali mostrano segnali di ripresa dopo l'alluvione del 21 giugno 2024. Secondo Tamò, l'evento ha avuto un impatto importante, ma non esclusivamente negativo per i corsi d'acqua. Le piene, infatti, possono anche contribuire a migliorare la qualità degli habitat, ripulendo i fondali; in alcuni tratti si registra infatti una buona attività di riproduzione.

Nel Moesano, alle direttive cantonali si affiancano inoltre misure adottate a livello locale dalla Società pesca Moesa e Calancasca. Tra queste figurano limitazioni all'uso delle esche naturali e l'introduzione di un tratto di fiume con regole più restrittive, destinato al monitoraggio su mandato dell'assemblea della società.

Parallelamente, si rafforza la volontà di cambiare l'approccio alla pesca. "Non peschiamo perché abbiamo fame, ma per sport", sottolinea Tamò, evidenziando la necessità di una maggiore responsabilità individuale.

Bregaglia, buoni segnali dopo la moria di pesci

In Bregaglia le colate detritiche nell'estate del 2023 hanno reso l'acqua povera di ossigeno con conseguente moria di pesci. Nel 2024 è stata vietata la pesca dal confine fino alla foce del Valun dal Largh sotto Casaccia per garantire il ripopolamento della trota fario mediterranea. Da allora, ogni anno vengono immessi nelle acque della Maira tra i 10 e i 12'000 avannotti.

Un tempo le trote risalivano dal Po, lungo l’Adda fino alla sorgente, in Val Maroz. Oggi si rende necessario l'intervento dell'uomo per gli ostacoli rappresentati dalle numerose dighe lungo il corso d'acqua: la specie geneticamente più vicina a quella indigena si trova in Valposchiavo, dove l'Ufficio per la caccia e la pesca si rifornisce.

Con l'avvio della stagione di pesca fra una settimana si può continuare a pescare in Val Maroz o nel fiume Orlegna, finché i controlli non riscontreranno un numero sufficiente di pesci adulti in grado di salvaguardare la specie. Non si può prevedere quando sarà di nuovo possibile pescare nella parte bassa del fiume Maira, ma dagli ultimi controlli arrivano dei buoni segnali, secondo il guardiapesca Renato Roganti. A Bondo la presenza di boschi di ontani ha probabilmente offerto rifugio agli esemplari presenti che, in quel tratto di fiume, godono di buona salute.

Per il momento c'è chi pesca in Italia e chi in Engadina, ma Renato Roganti afferma a Keystone-ATS che "chi è veramente appassionato tornerà a pescare lungo tutta la Maira". Ricorda inoltre che, per evitare qualsiasi rischio di ferire gli animali con gli ami, in Bregaglia non si può praticare la pesca "no kill", ovvero la pesca senza uccisione, altrove consentita con rilascio immediato in acqua.

Valposchiavo, pazienza per il cantiere di Repower

L'aria che si respira in Valposchiavo è di ottimismo. "Non tanto per la situazione attuale, ma in vista del futuro prossimo, appena saranno ultimati i lavori di Repower a Miralago. Diciamo che per ora siamo in standby", precisa Sergio Gurini a Keystone-ATS. Il presidente della Società pescatori Valposchiavo si riferisce alle opere dell'azienda elettrica per la realizzazione di una nuova centrale sulle rive del Lago di Poschiavo che garantisca non soltanto una migliore tutela ambientale, ma anche la possibilità per i pesci di passare dal lago al torrente Poschiavino e viceversa.

"È vero che l'anno scorso le catture sono state inferiori a quelle del passato, ma questo dipende dal repentino calo del livello del lago nel mese di novembre, causato proprio dai lavori - continua Gurini -. A causa di un disguido, questo calo ha interferito con la frega (ovvero la riproduzione), così sono state recuperate soltanto 50'000 uova contro le 300'000-400'000 solite. Quest'anno, comunque, siamo già a quota 300'000".

A rassicurare i pescatori della Valposchiavo, contribuiscono non poco le norme sul deflusso minimo dei corsi d'acqua che le aziende elettriche devono rispettare: 330 litri al secondo. Non solo, "ma, grazie a un finanziamento concesso dal Cantone, stiamo ristrutturando le due vasche di Zalende, nel Comune di Brusio, che sono di nostra proprietà e che garantiranno più uova da immettere nei corsi d'acqua". Insomma, la situazione non è ancora quella ideale, ma si tratterebbe soltanto di un momento di passaggio e le prospettive sarebbero rosee. "C'è un progetto di ripopolamento della fauna ittica che fa capo al Cantone. Il problema del calo di catture non è della Valposchiavo, ma di tutta la Svizzera: l'equilibrio dei corsi dei fiumi è delicatissimo e i cambiamenti climatici lo mettono ancora più a rischio - spiega il presidente dell'associazione -. Nel nostro lago, però, di pesci ce ne sono, anche perché sono meno minacciati da predatori come il cormorano e l'airone cenerino che nei fiumi e nei torrenti fanno delle vere e proprie stragi".

In conclusione, Gurini invita gli appassionati della zona alla calma e alla fiducia: "Ancora un po' di pazienza: i lavori di Repower sono durati un anno più del previsto e l'attesa è stata lunga, ma tra poco tutto tornerà alla normalità, anzi, meglio di prima. Quando Società pescatori e Ispettorato caccia e pesca del Cantone lavorano nella stessa direzione, i risultati arrivano".