Ospedale di Samedan, sollievo in Bregaglia e in Valposchiavo

Il salvataggio dell'ospedale di Samedan è un passo importante non solo per l'Alta Engadina, ma pure per la Val Bregaglia e la Valposchiavo. Pure qui negli ultimi mesi l'incertezza e il timore di una possibile chiusura del nosocomio si sono fatte sentire. Ora si mira a continuare la collaborazione con il nuovo ente "Sanadura".
06.02.2026
3 min
Un moderno edificio con finestre scure, situato in una zona montuosa innevata, con una vista di montagne sullo sfondo. Le strutture in legno e neve sono
Con il salvataggio dell'ospedale di Samedan, l'assistenza sanitaria in Alta Engadina è garantita anche in futuro. Un fatto importante anche per le regioni limitrofe come la Val Bregaglia e la Valposchiavo.
© Keystone-ATS / Gian Ehrenzeller

L'eco del salvataggio dell'ospedale dell'Alta Engadina da Samedan è subito arrivata a sud del Bernina e del Maloja. "Quando l'ho saputo ho tirato un sospiro di sollievo", ha raccontato a Keystone-ATS Fabiola Monigatti, presidente del Comitato del Consiglio di Fondazione del Centro Sanitario Valposchiavo (CSVP), senza nascondere la propria soddisfazione. Anche Maurizio Michael, presidente della Commissione di amministrazione del Centro sanitario Bregaglia (CSB), confida che il salvataggio dell'assistenza sanitaria in Alta Engadina continui sulla buona strada.

Importanza di un ospedale in Alta Engadina

Certo, qualche taglio è stato fatto, ma avrebbe potuto andare molto peggio secondo Monigatti. "Il numero dei letti sarà un po' inferiore, tre piani su sette verranno chiusi, diminuirà il numero dei casi stazionari e 48 persone, prevalentemente impegnate nel settore delle cure, hanno ricevuto la lettera di disdetta, ma nel complesso la notizia di come si è conclusa questa terza votazione è positiva perché la popolazione ha capito l'importanza del fatto che in Engadina Alta rimanga un ospedale - ancora Monigatti -. È un peccato che venga effettuato un taglio delle prestazioni, ma tenendo conto di quello che è successo a livello finanziario, vanno messi in conto anche gli effetti positivi dei risparmi che potranno essere fatti".

A Poschiavo, e non solo, si parla in pratica di pericolo scampato. "Con la moratoria concordataria in atto si sono resi conto, che, se avessero votato no, il 31 marzo sarebbe finito tutto e tutti i contratti di lavoro sarebbero stati sciolti. In più sarebbero terminate tutte le prestazioni di cura con la conseguenza che i pazienti avrebbero dovuti essere trasferiti in altra sede. Si è anche capito l'importanza di una regione sanitaria attiva che evita di dover andare fino a Coira".

Collaborazione rimane

Appena ricevuta la notizia tanto attesa, al CSVP si lavora già in vista del futuro. "Per noi Samedan, con il quale abbiamo dei contratti di prestazione, è il nostro punto di riferimento. Ecco perché viviamo questo momento con grande sollievo - ribadisce la presidente del Comitato del Consiglio -. Ci saranno forse delle modifiche da fare ai contratti perché cambia qualcosa a livello amministrativo e gestionale, ma certamente restano in essere. Di sicuro vogliamo continuare a rimanere partner dell'ospedale di Samedan e di quello cantonale perché questo tipo di collaborazione è fondamentale per un sistema sanitario di qualità".

La struttura sanitaria a Flin in Val Bregaglia non ha invece dei contratti con l'Engadina come quella di San Sisto a Poschiavo. Maurizio Michael conferma però la costante disponibilità di collaborare. Il CSB può inoltre contare su solidi rapporti con l'ospedale cantonale di Coira - testimoniati dalla presenza del direttore all'inaugurazione lo scorso dicembre della nuova ala del CSB - e con la Clinica Gut di St. Moritz. A partire da aprile i due enti si occuperanno di garantire l'assistenza sanitaria in Alta Engadina.