A causa della guerra, i primi fornitori hanno aumentato i prezzi, ha indicato Hohl, citando l'esempio dei tubi di plastica che hanno subito un incremento di prezzo del 10% all'inizio di questa settimana. La plastica è infatti un derivato del petrolio. "Attualmente stiamo parlando del 10%, quindi non è ancora drammatico, ma è già evidente e significativo", ha precisato Hohl.
In futuro però potrebbero essere interessati dagli aumenti anche altri prodotti, la cui produzione richiede maggiore energia. "A medio termine, i prodotti trasformati in plastica e acciaio ne risentono sicuramente, perché ciò comporta sempre un ritardo, in quanto devono ancora essere prima lavorati", ha aggiunto Hohl.
Il direttore dell'azienda WeberPrevost evoca inoltre la possibilità che il prezzo dei prodotti elettronici aumenti, in particolare se prodotti in Asia, interessata attualmente dall'ostruzione delle rotte commerciali.
Fra le soluzione prese dall'azienda retica per far fronte alle ripercussioni della guerra in Iran, il direttore cita quale misura più importante quella di riempire i magazzini facendo scorta dei materiali necessari. I clienti stanno facendo la stessa cosa, ha aggiunto.
Nonostante le ripercussioni sopraccitate, Holh ha sottolineato che grazie a fatti precedenti quali la pandemia di Covid-19 e la guerra in Ucraina "siamo in parte abituati a questa incertezza, i processi sono ben consolidati".