Attualmente su suolo grigionese esistono quattro aree di sosta e di transito per le comunità nomadi: a Coira, Bonaduz, Cazis e Zillis-Reischen. Un quinto si trova a Domat/Ems, dove vivono nomadi provenienti da altri paesi. A titolo di confronto in tutta la Svizzera ce ne sono 47. Nei Grigioni tutte le zone si trovano lungo l'A13, vicino agli assi di collegamento. "Per noi il meglio sarebbe avere una nuova zona fra Coira e Maienfeld", ha dichiarato Daniel Huber, presidente della "Radgenossenschaft der Landstrasse", ai microfoni di SRF. A livello nazionale secondo uno studio della fondazione "Un futuro per i nomadi svizzeri" risalente al 2021 occorrerebbero altre 20-30 aree di sosta e 50 di passaggio per gli Jenisch e Sinti svizzeri.
I motivi dei "no"
La richiesta per una nuova area nei Canton Grigioni non è nuova. Negli scorsi anni è stata svolta una valutazione a cui sono seguiti colloqui con i Comuni di tre regioni lungo la Valle del Reno. Ma finora agli incontri non sono seguiti ulteriori passi. "Ci sono Comuni che necessitano più spazio per i residenti, altri che vogliono creare delle aree per l'industria o per progetti turistici, altre che dicono che i posti per i nomadi non sono al primo posto dell'agenda politica", ha elencato il capo dell'Ufficio retico dei comuni, Thomas Kollegger, a Keystone-ATS. Le difficoltà sono state illustrate durante un convegno organizzato recentemente a Coira dalla Fondazione "Un futuro per i nomadi svizzeri".
Kollegger ha ricordato che negli anni gli ostacoli per i Comuni sono stati spianati il più possibile. "Il Cantone dà un sostegno finanziario per i costi legati alla costruzione di un area di sosta. Nel 2024 il Gran Consiglio ha anche deciso che Coira si fa carico dei costi sociali", ha continuato Kollegger riferendosi alla decisione del Gran Consiglio dell'autunno di un anno e mezzo fa. Allora il Governo aveva proposto che tutti i Comuni si ripartissero i costi in modo solidale, ma la proposta venne bocciata.
Responsabilità storica per i Grigioni
L'impressione è quindi che manchi proprio questo elemento: la solidarietà. I Grigioni hanno però una responsabilità storica nei confronti delle comunità Sinti, Jenisch e Roma. Fra il 1926 e il 1972 nell'ambito del progetto "Bambini della strada" sostenuto da Pro Juventute 586 bambini vennero allontanati dalle loro famiglie e trasferiti in orfanotrofi o in case famiglia. La metà di loro provenivano dai Grigioni.
L'anno scorso il Consiglio federale ha riconosciuto la sottrazione dei minori e la distruzione dei nuclei familiari come un crimine contro l'umanità nei confronti degli Jenisch e i Sinti. La presidente della fondazione "Un futuro per i nomadi svizzeri", Rosmarie Quadranti, ha definito la protezione delle minoranze "l'indicatore della qualità di uno stato di diritto". Trovare delle aree di sosta o di transito è la condizione di base per far sopravvivere questa minoranza. "Senza di esse lo stile di vita nomade viene impossibilitato e ostacolato", ha detto il presidente del Governo grigionese, Martin Bühler, anche presente all'incontro.
Il Cantone non incontra però solo ostacoli dal punto di vista pianificatorio, ma è anche confrontato con i pregiudizi verso le comunità nomadi. Secondo l'ex sindaco di Bonaduz, Christian Theus, le aree di sosta sono invece un arricchimento culturale per un comune.
Il presidente del Governo retico non ha saputo dire, quando verrà creato un nuovo posto per i nomadi nei Grigioni. "Il mio desiderio è che nei prossimi pochi anni riusceremo a fare un passo avanti".