Come valorizzare le recenti scoperte archeologiche di Roveredo

Grazie a uno studio frutto di una collaborazione transfrontaliera italo-svizzera, nella Regione Moesa stanno emergendo sorprendenti reperti lasciati dalle popolazioni che abitavano la zona già nell'antichità. La sfida, adesso, è come valorizzare questi reperti.
25.03.2026
5 min
Scavo archeologico con un lungo fossato rettangolare nel terreno. Sono visibili pietre e vari strumenti di lavoro nelle vicinanze. Il terreno è secco e spoglia.
Scavi archeologici a Roveredo.
© Keystone-ATS

I primi risultati sono visibili al MVSA di Sondrio (Italia), il Museo Valtellinese di Storia e Arte, ma la parte del leone del progetto Interreg Archeo ALPS la stanno facendo i ritrovamenti fatti nel Moesano. È stato Giampiero Raveglia, presidente della Regione Moesa e sindaco di Roveredo, a commentare l'altro giorno alla conferenza stampa nel capoluogo valtellinese le immagini mostrate al pubblico sulle scoperte fatte in territorio retico da parte dei ricercatori.

È bene ricordare che Archeo ALPS è un progetto che nasce nell'ambito di Interreg, il programma di cooperazione italo- svizzero, e ha come obiettivo lo studio e la valorizzazione del patrimonio storico costituito dalle fortificazioni e dalle vie di comunicazione del periodo compreso fra la Tarda Antichità e il Tardo Medioevo nel territorio della Regio Retica, l'antica provincia dell'Impero Romano che comprendeva Alto Ticino, Grigioni, Valchiavenna, Val Bregaglia e Valtellina.

Tappa molto importante

"Quella di oggi rappresenta una tappa molto importante nel progetto Archeo Alps - ha detto Raveglia all'incontro nella sala consiliare della Provincia di Sondrio -. Questa si è rilevata una sfida vincente. In particolare a Roveredo, dopo un anno, abbiamo già ottenuto risultati notevoli: sono già stati fatti numerosi ritrovamenti". Il presidente ha anche ricordato che, all'interno della Regione Moesa, si è deciso di concentrarsi sul territorio di Roveredo, d'accordo con gli archeologi incaricati Maruska Federici Schenardi e Mattia Gillioz. E questo almeno per tre motivi.

In primis, nel capoluogo della Regione Moesa, così come a Mesocco e Cama (in Val Mesolcina) e a Castaneda (in Valle Calanca), è dall'inizio del Novecento che vengono alla luce numerose testimonianze archeologiche di epoche diverse. I ritrovamenti più importanti risalgono al 1965, anno della costruzione dell'autostrada A13, quando fu scoperta la necropoli romana di Gravéra.

Più di recente, nel 2007/2008, durante i lavori per la circonvallazione di Roveredo attraverso la galleria San Fedele, in zona Valasc (portale sud-ovest della galleria), sono stati trovati reperti di insediamenti umani dalla tarda età del bronzo fino al Medioevo, con una continuità storica notevole. Roveredo, poi, si trova in una posizione strategica in Valle Mesolcina, punto di collegamento tra Nord e Sud, ma anche tra Est e Ovest e sorge all'imbocco della Valle Calanca (valle laterale della Mesolcina), con l'importante sito archeologico di Castaneda. Infine - ha ricordato il presidente - il Comune di Roveredo fa parte dell'agglomerato urbano di Bellinzona, capoluogo del Canton Ticino, sottoposta a una forte pressione edilizia che potrebbe minacciare i siti archeologici.

Tre siti archeologici da esplorare

Sono tre quelli che si è deciso di esplorare avvalendosi dei più moderni metodi di ricerca: cime georadar e scansioni laser aeree, oltre ai tradizionali sondaggi in loco. Il primo è Motta Garlenda, dove vi sono i resti di una fortificazione. Poi Caslasc, nella parte alta del cono di deiezione del fiume Traversagna, con le sue mura di fortificazioni terrazzate risalenti almeno all'età del bronzo. Da approfondire anche il possibile tracciato di una strada dell'età del ferro in località Trii/Gravera.

In zona Caslasc, con un sondaggio effettuato tra gennaio e febbraio, gli archeologi Federici Schenardi e Gillioz hanno scoperto muri di terrazzamento alti due metri risalenti all'età del bronzo e dei cocci di ceramica dello stesso periodo. I muri hanno una larghezza di almeno tre metri, elemento che fa pensare a vere e propria mura di fortificazione. La zona terrazzata ha una estensione di quasi 20'000 metri quadri: la scoperta, che non sorprende gli esperti, è destinata a trovare un posto di rilevo all'interno del panorama archeologico svizzero e conferma, tra l'altro, che la Mesolcina era già ampiamente popolata all'epoca, molto probabilmente per la presenza dei passi alpini tra Nord e Sud (il Passo del San Bernardino) e dei valichi Est-Ovest (la Bocchetta di Camedo e poco lontano il Passo del San Jorio).

Valorizzazione

"La riflessione che bisognerà ora fare è come valorizzare questo sito dal punto di vista archeologico, culturale e turistico - dice Raveglia -. Ciò sarà un compito sia del progetto Archeo ALPS, sia delle autorità politiche locali e cantonali che dovranno saper cogliere l'occasione per dare almeno parzialmente un'altra destinazione ad un luogo che già da una trentina d'anni è inserito in un piano di quartiere per una futura destinazione edilizia".

È toccato al consigliere provinciale e sindaco di Piuro (Italia) Omar Jacomella incaricarsi dei saluti istituzionali e dell'introduzione della conferenza moderata da Daniele Fabrizio Bignami della Fondazione Politecnico di Milano al termine della quale è stata inaugurata la mostra dal titolo "Archeologia e Montagna" al MVSA di Sondrio. Alla conferenza, in rappresentanza degli enti italiani coinvolti, hanno partecipato anche: l'assessore alla Cultura del Comune di Sondrio, Marcella Fratta; Stefano Rossi, rappresentante della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio; Fabio Saggioro dell'Università di Verona e Federico Zoni dell'Università di Bergamo. Non ha potuto partecipare a causa di un contrattempo, invece, Patrick Cassitti, il responsabile scientifico del Servizio archeologico del Canton Grigioni a cui si deve il coordinamento dei lavori a Roveredo.