La revisione della legge federale sull'acquisto di fondi da parte di persone all'estero (LAFE, nota come Lex Koller) prevede che i cittadini di Paesi non appartenenti all'Unione europea e all'AELS necessiteranno di un'autorizzazione per acquistare un'abitazione principale, che dovranno poi rivendere entro due anni nel caso si trasferiscano.
Il Consiglio federale intende inoltre limitare l'acquisto di case di vacanza e di unità abitative in apparthotel da parte di persone residenti all'estero, riducendo i contingenti annui assegnati ai Cantoni e reintroducendo l'obbligo di autorizzazione quando un alloggio di questo tipo viene venduto da uno straniero a un altro straniero.
È pure previsto un giro di vite per gli immobili commerciali: le persone residenti all'estero non potranno più comprarne a scopo di locazione, ma potranno continuare ad acquistarne senza autorizzazione se intendono utilizzarli per la propria attività. Infine, il progetto introduce un divieto generale per gli stranieri di acquistare azioni quotate di società immobiliari residenziali e quote negoziate regolarmente di fondi immobiliari e SICAV (società d'investimento a capitale variabile).
PS e UDC sulla stessa linea
"Si tratta di un miglioramento atteso da tempo per gli inquilini e per chi desidera acquistare una casa", ha dichiarato la vicepresidente del Partito socialista e consigliera nazionale Jacqueline Badran. Oggi, fa notare la zurighese, gli investitori stranieri possono entrare nel mercato immobiliare svizzero semplicemente acquistando azioni in borsa, aggirando così la Lex Koller.
Una posizione analoga è espressa dall'UDC, secondo cui il capitale straniero contribuisce ad alimentare l'aumento dei prezzi degli immobili. Il partito vorrebbe che le norme fossero ancora più restrittive, includendo anche i cittadini dell'UE e i frontalieri.
Rischi per le regioni alpine
Di tutt'altro avviso il Gruppo svizzero per le regioni di montagna (SAB), secondo cui i piani del Consiglio federale danneggerebbero le regioni alpine senza contribuire a risolvere la carenza di alloggi. Secondo il SAB, la causa principale del problema risiede nella pianificazione territoriale, che frena la densificazione edilizia auspicata nei centri urbani.
L'associazione dei Comuni svizzeri ritiene che un inasprimento della Lex Koller non è la risposta giusta alla carenza di spazio abitativo. Al contrario, potrebbe addirittura inasprire questo problema. Pure le società immobiliari svizzere quotate in borsa temono un impatto negativo e minacciano di ritirarsi dalla borsa, se la proposta dovesse diventare legge.
Il Governo grigionese respinge le modifiche proposte dal disegno di legge. L'esecutivo cantonale fa notare che le regioni turistiche di montagna dipendono da investitori stranieri per le strutture ricettive. "La revisione graverebbe fortemente sul settore alberghiero, in quanto non tiene conto delle realtà di mercato né della prassi di finanziamento, potrebbe frenare gli investimenti e minaccia il cambiamento strutturale", si legge nella presa di posizione di inizio luglio.
Il Centro considera un segnale sbagliato il ripristino dell'obbligo di autorizzazione per i cittadini di Paesi terzi residenti in Svizzera. "Chi vive, lavora e paga le imposte nel Paese dovrebbe continuare a poter acquistare un'abitazione di proprietà". SAB e Centro criticano anche la riduzione dei contingenti per le case di vacanza, ritenendo che possa scoraggiare gli investimenti nelle regioni turistiche.
Consenso sulla mozione Schmid
L'unico elemento che raccoglie un consenso trasversale è l'allentamento delle restrizioni sull'acquisto di alloggi per il personale delle strutture alberghiere. Tale misura attua una mozione del consigliere agli Stati grigionese Martin Schmid (PLR), approvata dal Parlamento nel 2023.
A tal proposito, il SAB e il Centro sottolineano l'attuale carenza di alloggi a prezzi accessibili per i dipendenti nelle regioni turistiche, che aggrava la penuria di manodopera qualificata. Anche l'UDC sostiene questa eccezione, a condizione che venga applicata in modo restrittivo dai Cantoni.