È grazie al geofisico, meteorologo e astronomo germanico Friederich Wilhelm Paul Götz che è iniziata la rilevazione dell'ozono nell'aria. La sua ricerca è iniziata da un'esperienza personale: nel 1914 e 1915 venne ricoverato a Davos per curare la tubercolosi. L'aria pura e l'irraggiamento solare erano considerati allora un beneficio per i malati. Per questo nacquero diversi sanatori in queste regioni.
Dopo essere guarito il fisico decise di rimanere nei Grigioni. Nel 1921 il Comune di Arosa lo ingaggiò per studiare scientificamente la radiazione solare e il clima alpino per capire il loro influsso sulla salute.
Götz costruì ad Arosa la propria casa, la villa "Firnelich", con un osservatorio allestito sul tetto, si legge in un contributo pubblicato da MeteoSvizzera. Vi installò i suoi strumenti e ampliò le sue ricerche alle misure dell'ozono totale, ovvero la quantità di ozono nella stratosfera e nella troposfera al di sopra di un determinato punto.
Le misurazioni ebbero inizio il 23 luglio 2026 anche grazie all'aiuto del fisico britannico Gordon Dobson dell'Università di Oxford. Dobson mise a disposizione di Götz uno spettrofotometro, ovvero uno strumento che misura il modo in cui l'atmosfera filtra la luce solare in funzione alla lunghezza d'onda. Questo apparecchio è stato poi perfezionato nel corso degli anni, ma è rimasto lo strumento di riferimento mondiale per la misure dell'ozono totale.
Una ricerca che ha accompagnato un secolo
Il programma di misurazioni ha attraversato un secolo di storia, contraddistinto anche da momenti difficili, basti pensare ai due conflitti mondiali. All'inizio della Seconda guerra mondiale il futuro dell'istituto di Götz era incerto a causa delle risorse limitate. Ma malgrado ciò le misurazioni continuarono.
Pure l'avvento degli antibiotici mise in forse la continuazione del progetto. Questi medicamenti resero i sanatori meno attrattivi. La ricerca sull'ozono invece si trasformò. "L'ozono stratosferico venne inizialmente utilizzato come indicatore delle correnti d'aria atmosferica, contribuendo al miglioramento delle previsioni meteorologiche", scrive MetoSvizzera.
A partire dagli anni Settanta, le misure dell'ozono totale acquisirono una nuova rilevanza con il dibattito sulla degradazione dello ozono nell'atmosfera. Dal 1988 MeteoSvizzera si assunse la responsabilità operativa in stretta collaborazione del Politecnico federale di Zurigo.
Per continuare a rilevare i dati, fra il 2011 e il 2019 le misurazioni furono man mano trasferite da Arosa all'Osservatorio fisico-meteorologico di Davos. Proprio nella seconda città grigionese questo sabato verrà festeggiato il secolo di ricerca e misurazione sull'ozono.
Dall'impatto sulla salute a quello sul clima
In un secolo di storia le misurazioni hanno cambiato guida, infrastruttura e anche focus. Se agli inizi la domanda principale era capire quale fosse l'impatto delle radiazioni solari sulla salute, oggi questi dati hanno mostrato i primi segni del cambiamento climatico causato dalle attività umane con l'assottigliamento dello strato di ozono. I dati omogenei, raccolti per un secolo con gli stessi strumenti, consentono secondo MeteoSvizzera di identificare tendenze con un grado di affidabilità molto alto.
Le misurazioni iniziate da Götz cento anni fa hanno portato diversi decenni dopo alla consapevolezza della necessità di adottare delle misure a livello mondiale per proteggere lo strato di ozono, che nella stratosfera ci protegge dai raggi ultravioletti del sole.
La serie di misurazioni ha contribuito in modo determinante a gettare le basi scientifiche che portarono al Protocollo di Montreal del 1987. L'obiettivo, sottoscritto da 197 Stati, era di ridurre la produzione e l'uso di sostanze che impoveriscono lo strato di ozono. La sua attuazione ha consentito, dal 1986 al 2016, di ridurre di oltre il 98% la produzione e il consumo di tali sostanze, ricorda l'Ufficio federale dell'ambiente.